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Le quattro giornate di Napoli

Napoli era una città distrutta ,svuotata ,deserta ma indomita, infatti, il rastrellamento di circa 18.000 uomini da parte dei tedeschi per inviarli ai campi di lavoro, lo sgombero di tutta la fascia costiera, la sistematica distruzione di varie installazioni industriali portò all’insurrezione della città. L’incredibile disposizione degli Alti Comandi Italiani  ai pochi presidi rimasti "Cercate di tergiversare, non irritate i tedeschi e trattate bene gli inglesi che stanno per arrivare". Nonostante il disordine esistente molti militari, ufficiali e soldati, insieme ai civili resistettero alle truppe germaniche costringendoli ad una vera e propria guerriglia.

In tutta la città da: Via S.Brigida a Palazzo Salerno, al tunnel della Vittoria e poi a Via Foria a Porta Capuana al C.so Umberto in via Duomo,uomini, donne , ragazzi soldati e marinai diedero prova di eroismo in cento episodi di audacia. La scintilla della rivolta aveva acceso gli animi, il professor Adolfo Omodeo il 1° settembre 1943 all’inaugurazione dell’anno accademico, rivolto agli uditori disse:- "Studenti, in questo momento amaro,l’Università vi apre le braccia, i vostri maestri sono della generazione del Carso e del Piave". Il 13 settembre fu pubblicato il famigerato proclama del Comando tedesco a firma del Col. SCHOLL, vigeva dalla stessa data lo stato d’assedio; il coprifuoco dalle ore 20,00 alle ore 06,00, minaccia di gravi ritorsioni sulla popolazione in caso attacco anche non armato alle forze germaniche, immediata fucilazione a chiunque fosse trovato in possesso di armi. La rabbia dei tedeschi per il fallimento della chiamata al servizio obbligatorio fu espressa dall’ordinanza affissa in città il giorno 26 settembre, lo stesso Col.SCHOLL gridò al sabotaggio minacciando fucilazioni e deportazione immediata per gli inadempienti infatti,  su 4 sezioni della città risposero all’appello solo in 150 persone, mentre secondo lo stato civile avrebbero dovuto essere oltre 30.000.

manifesto con avviso di guerra

Il giorno 27 settembre cominciò il rastrellamento, una vera e propria caccia all’uomo: le strade furono bloccate e tutti gli uomini, senza limiti di età, furono caricati a forza su camion per essere deportati;anche un fratello di mio padre fu rastrellato aveva 12 anni, ma arrivati in Piazza Carlo III da buon napoletano distraendo il soldato di guardia saltò dal camion dandosi alla fuga nei vicoli adiacenti.

Ormai per i napoletani non c’erano più alternative per sfuggire alla deportazione, dovevano combattere il giorno 28 alle prime ore dell’alba; armati alla meglio cominciarono i primi combattimenti.

La notizia che un marinaio era stato freddato con un colpo di rivoltella, mentre si dissetava ad una fontanella fece scattare la molla dell’insurrezione; alcuni giovanissimi assaltarono una camionetta di stanza in piazza Medaglie d’oro incendiandola e facendo prigionieri gli occupanti.

militari durante la guerra a Napoli

Così senza organizzazione e strategia il popolo insorse, in un’unica fiammata con la consapevolezza dell’inferiorità logistica ma con la certezza della vittoria, perché tutto era dettato dalla volontà popolare. Così in quei giorni riapparirono ufficiali del Regio Esercito che si unirono alla lotta con esponenti di partiti antifascisti e ancora con loro artisti,scrittori,poeti. In quei quattro concitati giorni Napoli offrì come olocausto centosessantotto dei sui figli migliori,tra cui diciannove non identificati oltre un numero imprecisato di feriti.

All’alba del 1° ottobre 1943 le truppe tedesche abbandonarono la città, afflitti e scornati ma con la rabbiosa intenzione della rappresaglia; quando giunsero gli alleati trovarono una città prostrata per le sofferenze ma orgogliosamente libera.

Medaglia d’oro alla memoria:

Gennaro Capuozzo (12 anni), Filippo Illuminati (13 anni ), Pasquale Formisano (17 anni) e Mario Meneghini (18 anni). Medaglie d’argento alla memoria Giuseppe Maenza,Giacomo Lettieri; medaglie d’argento ai capi della rivolta Antonino Tarsia, Stefano Fadda, Ezio Murolo, Giuseppe Sances; medaglia di bronzo a Maddalena Cerasuolo, Domenico Scognamiglio e Ciro Vasaturo.

Franco Capuano

(Notizie tratte da "Cronistoria del 25 Aprile 1945" Feltrinelli, Milano)

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