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	<title>Napoli Sotterranea - L&#039;altra faccia di Napoli, un&#039;avventura unica nel sottosuolo napoletano</title>
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	<description>Piazza San Gaetano, 68  80138 Napoli  telefono: 081 296944</description>
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		<title>Bed and Breakfast</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 22:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bed and Breakfast]]></category>

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		<description><![CDATA[I nostri Bed and Breakfast Inviaci una mail per maggiori informazioni. Napoli Sotterranea è lieta di offrirvi alcune soluzioni per poter alloggiare comodamente nel centro storico di Napoli. BB Nerone Descrizione: Appartamento in pieno centro storico al primo piano di una palazzina del &#8217;600, nella caratteristica e folkloristica zona di Piazza San Gaetano, con le tipiche <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2012/01/bed-and-breakfast/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>I nostri Bed and Breakfast</h3>
<h4>Inviaci una mail per maggiori informazioni.</h4>
<p>Napoli Sotterranea è lieta di offrirvi alcune soluzioni per poter alloggiare comodamente nel centro storico di Napoli.</p>
<p><strong>BB Nerone</strong></p>
<p><strong>Descrizione:</strong></p>
<p>Appartamento in pieno centro storico al primo piano di una palazzina del &#8217;600, nella caratteristica e folkloristica zona di <strong>Piazza San Gaetano</strong>, con le tipiche trattorie e pizzerie e bar tra i più rinomati della città nel fulcro della Napoli greco-romana, delle Chiese e dei palazzi nobiliari, a due passi dal <strong>Duomo di San Gennaro</strong> (ove avviene il miracolo del sangue) e a 500 mt. dal <strong>Museo Archeologico Nazionale</strong>.</p>
<p><strong>BB Farnese</strong></p>
<p>Presso il Museo Archeologico di Napoli in un palazzo di inizio &#8217;700 e&#8217; situato il BB Farnese. La struttura e&#8217; al secondo piano e si compone di 10 stanze. La zona e&#8217; ben collegata, infatti basta attraversare la strada per accedere alle due linee della <strong>metropolitana </strong>(LINEA 1, LINEA 2). A due passi dal centro storico e dai monumenti principali.</p>
<table style="padding: 10px;">
<tbody>
<tr>
<th style="padding: 5px;">Tipologia di camera:</th>
<th style="padding: 5px;">Prezzo giornaliero:</th>
</tr>
<tr>
<td style="padding: 5px;">Singola</td>
<td style="padding: 5px;">€ 40,00</td>
</tr>
<tr>
<td style="padding: 5px;">Doppia</td>
<td style="padding: 5px;">€ 60,00</td>
</tr>
<tr>
<td style="padding: 5px;">Tripla</td>
<td style="padding: 5px;">€ 90,00</td>
</tr>
<tr>
<td style="padding: 5px;">Quadrupla</td>
<td style="padding: 5px;">€ 110,00</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-123" title="Napoli Sotterranea - Viaggio al centro della terra" src="http://www.napolisotterranea.org/wp-content/uploads/bandb02.jpg" alt="Napoli Sotterranea - B&amp;B" width="660" /><span id="more-319"></span><img class="alignnone size-full wp-image-123" title="Napoli Sotterranea - Viaggio al centro della terra" src="http://www.napolisotterranea.org/wp-content/uploads/bandb03.jpg" alt="Napoli Sotterranea - B&amp;B" width="660" /><img class="alignnone size-full wp-image-123" title="Napoli Sotterranea - Viaggio al centro della terra" src="http://www.napolisotterranea.org/wp-content/uploads/bandb04.jpg" alt="Napoli Sotterranea - B&amp;B" width="660" /><img class="alignnone size-full wp-image-123" title="Napoli Sotterranea - Viaggio al centro della terra" src="http://www.napolisotterranea.org/wp-content/uploads/bandb05.jpg" alt="Napoli Sotterranea - B&amp;B" width="660" /></p>
<h3><a href="http://www.napolisotterranea.org/wp-content/themes/NapoliSotterranea/b&amp;b.zip" target="_blank">SCARICA TUTTE LE FOTO </a></h3>
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		</item>
		<item>
		<title>I pieni del marmo, i vuoti del tufo</title>
		<link>http://www.napolisotterranea.org/2011/11/i-pieni-del-marmo-i-vuoti-del-tufo/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 15:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una sosta in uno spazio d&#8217;arte dedicato al fascino della roccia e del tempo. Roccia nata dal fuoco, dal nucleo incandescente, fluido ed invisibile del centro della Terra. Così come dal nucleo, per stratificazioni successive di roccia, arriviamo al nostro pianeta come appare ai nostri occhi, così l&#8217;artista partendo da un pensiero &#8220;primordiale&#8221;, sovrappone in <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/i-pieni-del-marmo-i-vuoti-del-tufo/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una sosta in uno <strong>spazio d&#8217;arte</strong> dedicato al <strong>fascino della roccia e del tempo</strong>.</p>
<p>Roccia nata dal fuoco, dal nucleo incandescente, fluido ed invisibile del centro della Terra.</p>
<p>Così come dal nucleo, per stratificazioni successive di roccia, arriviamo al nostro pianeta come appare ai nostri occhi, così l&#8217;<strong>artista</strong> partendo da un pensiero <em>&#8220;primordiale&#8221;</em>, sovrappone in maniera emozionale la propria visione della genesi, concentrando in una <em>&#8220;sintesi d&#8217;arte&#8221;</em> un passato remoto con un futuro prossimo. <strong>La pietra diventa elemento fondamentale del nostro viaggio</strong>, prchè ne rappresenta la sostanza; nel vuoto della città, come anche nel suo pieno, che si realizza in superficie, <strong>il tufo</strong>, in particolare, <strong>regna sovrano</strong>. Ma <strong>il marmo</strong> già alle origini di Neapolis era altrettanto <strong>diffuso nell&#8217;arcitettura urbana</strong>, sia nella fase greca che in quella romana.</p>
<p><strong>In questa sala dedichiamo la nostra attenzione al fascino della roccia.</strong></p>
<p>La scelta di esporre alcune <strong>sculture in marmo</strong> in questo spazio riveste un forte valore simbolico, dovuto non solo ai <strong>temi rappresentati</strong>, ma anche alla <strong>pietra utilizzata</strong>. Un giardino di forme si spande nella nostra fantasia attraverso <strong>immagini stratificate sulla pietra</strong>, una sovrapposta all&#8217;altra. <strong></strong></p>
<p><strong>Insieme alla pietra si stratifica anche il tempo: tempo su tempo.<span id="more-133"></span></strong></p>
<p>In queste sculture, come negli antri sotterranei, si rivelano forme nella solida apparenza della pietra. In esse si racconta la transitorietà della storia, dalle origini ad oggi, attraverso il miscuglio di elementi cristiani e di suggestioni pagane. Dalla pietra emergono volti di santi e di dei, mostri mitologici, re e regine, madri e madonne. Queste sculture sono <strong>contemporanee</strong> perchè appartengono alla storia presente dell&#8217;artista, ma allo stesso modo sono <strong>antiche</strong> perchè danno conto di un bisogno ancestrale di dare vita ad una materia apparentemente inerte, di continuare cioè un processocreativo iniziato nella notte dei tempi. L&#8217;ambiente di <strong>Napoli Sotterranea</strong> che ospita <strong><em>&#8220;I pieni del marmo, i vuoti del tufo&#8221;</em></strong> è parte di una <strong>successione di stratificazioni urbanistiche</strong>, che, partendo dal periodo greco, attraverso quello romano, rinaschimentale e barocco, è giunta fino ai nostri giorni, conservando intatto il fascino della materia.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Viaggio al centro della Terra</title>
		<link>http://www.napolisotterranea.org/2011/11/viaggio-al-centro-della-terra/</link>
		<comments>http://www.napolisotterranea.org/2011/11/viaggio-al-centro-della-terra/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 14:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli Sotterranea]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza San Gaetano]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Napoli Sotterranea: Sequenza degli allestimenti secondo l’ordine del percorso dei visitatori: Postazione 0 &#8211; I pieni del marmo, i vuoti del tufo Postazione 1 &#8211; Viaggio nella suggestione del buio verso il Nucleo Tematico Postazione 2 &#8211; Sottosuolo e Sperimentazione Didattica Postazione 3 &#8211; Star Gate &#8211; Arte al Centro della Terra (Matisse e Pace) <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/viaggio-al-centro-della-terra/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.napolisotterranea.org/wp-content/uploads/viaggio-al-centro-della-terra.jpg" rel="lightbox[117]"><img class="alignnone size-full wp-image-123" title="Napoli Sotterranea - Viaggio al centro della terra" src="http://www.napolisotterranea.org/wp-content/uploads/viaggio-al-centro-della-terra.jpg" alt="Napoli Sotterranea - Viaggio al centro della terra" width="660" height="436" /></a><br />
Napoli Sotterranea: Sequenza degli <strong>allestimenti</strong> secondo l’ordine del percorso dei visitatori:</p>
<ul>
<li>Postazione 0 &#8211; <strong>I pieni del marmo, i vuoti del tufo</strong></li>
<li>Postazione 1 &#8211; <strong>Viaggio nella suggestione del buio verso il Nucleo Tematico</strong></li>
<li>Postazione 2 &#8211; <strong>Sottosuolo e Sperimentazione Didattica</strong></li>
<li>Postazione 3 &#8211; <strong>Star Gate &#8211; Arte al Centro della Terra (Matisse e Pace)</strong></li>
<li>Postazione 4 &#8211; <strong>Cava di Tufo</strong></li>
<li>Postazione 5 &#8211; <strong>Viaggio nel Viaggio</strong></li>
<li>Postazione 6 &#8211; <strong>Cisterna Greca</strong></li>
<li>Postazione 7 &#8211; <strong>Al Fuoco! Al Fuoco!</strong></li>
<li>Postazione 8 &#8211; <strong>Antronauti</strong></li>
<li>Postazione 9 &#8211; <strong>Napoli Sotterranea nel Mondo</strong></li>
<li>Postazione 10 &#8211; <strong>“Da Sofia”</strong></li>
</ul>
<p><span id="more-117"></span></p>
<h3>Napoli Sotterranea</h3>
<p>Piazza San Gaetano, 68<br />
<strong>dall&#8217;11 al 26 Novembre 2011</strong><br />
<strong>dalle 10 alle 20</strong></p>
<h4>info e prenotazioni</h4>
<p>081-296944<br />
334-8197912</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Caffe&#8217; della Stampa e le sue ricette segrete</title>
		<link>http://www.napolisotterranea.org/2011/11/ricette-a-base-di-caffe/</link>
		<comments>http://www.napolisotterranea.org/2011/11/ricette-a-base-di-caffe/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 14:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Biscotti di pasta di mandorle al caffè Ingredienti per circa 20/30 dolcetti: 250 gr di mandorle 250 gr di zucchero a velo 2 albumi 1 cucchiaino colmo di caffè liofilizzato 1 pizzico di vaniglia in polvere chicchi di caffè (circa 20/30) zucchero a velo Preriscaldare il forno a 200°. Polverizzare le mandorle con un tritatutto <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/ricette-a-base-di-caffe/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Biscotti di pasta di mandorle al caffè</h3>
<p><strong>Ingredienti per circa 20/30 dolcetti:</strong></p>
<ul>
<li>250 gr di mandorle</li>
<li>250 gr di zucchero a velo</li>
<li>2 albumi</li>
<li>1 cucchiaino colmo di caffè liofilizzato</li>
<li>1 pizzico di vaniglia in polvere</li>
<li>chicchi di caffè (circa 20/30)</li>
<li>zucchero a velo</li>
</ul>
<p>Preriscaldare il forno a 200°. Polverizzare le mandorle con un tritatutto e versarle in una capiente terrina. Aggiungere lo zucchero a velo, il caffè e la vaniglia. Unire poi gli albumi e mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Spolverare il tavolo da lavoro con zucchero a velo e rotolare l&#8217;impasto con le mani fino a formare un lungo bastoncino. Tagliarlo a pezzettini come si fa con gli gnocchi di patate e disporli sulla leccarda rivestita di carta forno, distanziandoli l&#8217;uno dall&#8217;altro. Infilare al centro di ognuno di essi un chicco di caffè, con una leggera pressione delle dita. Infornare e cuocere 10 minuti. (per decorare usare i chicchi di caffè (circa 20/30) e lo zucchero a velo per la spianatoia). Quando freddi si possono conservare facilmente e a lungo, anche per diverse settimane, in scatole di latta o il buste da freezer ben sigillate.<span id="more-114"></span></p>
<h3>Muffin al caffè</h3>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<ul>
<li>120 gr di burro, fuso e lasciato raffreddare</li>
<li>2 uova ( se sono molto piccole 3)</li>
<li>250 ml di latticello</li>
<li>230 gr farina 00</li>
<li>60 gr cacao amaro</li>
<li>260 gr zucchero di canna</li>
<li>1 cucchiaino di bicarbonato</li>
<li>un cucchiaino di lievito</li>
<li>1/2 cucchiaino di sale</li>
<li>150 gr di cioccolato fondente (o al latte) sminuzzato</li>
<li>2 cucchiai di caffè solubile sciolti in pochissimo latte e zuccherati</li>
<li>2 terrine, una per unire tutti gli ingredienti secchi (farina cacao, lievito, bicarbonato, sale, zucchero), una seconda per tutti gli ingredienti liquidi (burro, latticello,caffè).</li>
</ul>
<p> </p>
<p>Versare gli ingredienti liquidi su quelli asciutti e mescolare non troppo, deve restare di consistenza quasi granulosa. Aggiungere cioccolato a pezzetti e dare un&#8217;altra mescolata. Versare nei pirottini e cuocere per 20 minuti a 180.</p>
<h3>Risotto al caffè</h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>8 pugni di riso (due per persona)</li>
<li>3 tazzine di caffè ristretto</li>
<li>olio extravergine di oliva</li>
<li>uno scalogno</li>
<li>brodo vegetale</li>
<li>180gr di scamorza affumicata</li>
<li>sale</li>
</ul>
<p>Tritare finemente lo scalogno e farlo appassire in un tegame con 3-4 cucchiai d’olio. Unire il riso e farlo brillare per un paio di minuti. Versare il caffè e farlo sfumare rapidamente stando molto attenti a non bruciarlo (qualche secondo dovrebbe bastare) quindi aggiungere il brodo vegetale poco per volta in modo da lasciare il riso sempre coperto durante la cottura. Regolare di sale se occorre. Al termine della cottura, mantecare con la scamorza affumicata tagliata a cubetti.</p>
<h3>Noce di vitello al caffè</h3>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<ul>
<li>Una noce di vitello circa 1 kg</li>
<li>1 cipolla di tropea</li>
<li>rosmarino</li>
<li>latte 1 bicchiere</li>
<li>panna</li>
<li>caffè 3 tazzine abbondanti</li>
<li>burro</li>
<li>sale</li>
<li>pepe</li>
<li>farina</li>
</ul>
<p>Fate andare la cipolla con un po’ di burro, nel frattempo infarinate leggermente il pezzo di carne e mettetelo insieme alle cipolle, aggiungete due rametti di rosmarino un po’ d’acqua e latte. Coprite il tegame e fate cuocere per almeno 1 h e mezza. A metà cottura aggiungete due tazzine di caffè e appena si asciuga aggiungete un goccio di latte e acqua. Alla fine regolate di sale e pepe, togliete la carne dal tegame e usate il fondo di cottura per fare una salsina aggiungendo due cucchiai di panna e la tazzina di caffè rimasta. Lasciate che si rapprenda un po’, servite la carne tagliata a fette accompagnata dalla salsina al caffè.</p>
<h3>Cake al caffè con mele e noci caramellate</h3>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<ul>
<li>2 mele</li>
<li>60 gr di noci</li>
<li>70 gr di zucchero grezzo di canna</li>
<li>3 uova</li>
<li>200 gr zucchero integrale di canna mascobado</li>
<li>300 gr farina</li>
<li>200 ml panna fresca</li>
<li>50 ml caffè (una tazzina piena)</li>
<li>50 ml di Kalua (liquore a base di rum e caffè)</li>
<li>1 cucchiaio raso di caffè solubile</li>
<li>15 gr di cremortartaro</li>
</ul>
<p>Tagliate le mele a cubetti e tritate i gherigli di noce. Versate i 70 gr di zucchero grezzo di canna in una casseruola e ponetela su fuoco medio, appena il caramello diventa ambrato, unite le mele e le noci. Mescolate il tutto per qualche minuto in modo che il caramello si sciolga un pochino con il liquido che lascerà andare le mele. In una ciotola montate le uova e lo zucchero mascobado con le fruste, quando il composto è raddoppiato di volume iniziate ad aggiungere la farina, alternandola con la panna. Unite i due caffè e il liquore e infine il lievito. Unite mele e noci per ultime (per evitare che affondino com’è successo a me, potete infarinarle leggermente) e amalgamate bene. Versate in uno stampo da plumcake o in una tortiera e cuocere a 180° per circa 1 ora (o per meglio dire 50 minuti a 180° e poi fornitevi di un blackout ..), fate sempre la prova stecchino prima di togliere dal forno, l’impasto è abbastanza umido.</p>
<h3>Cheesecake al caffè</h3>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p><em>Per la farcia:</em></p>
<ul>
<li>una tazzina di caffè ristretto</li>
<li>3 cucchiaini di caffè solubile</li>
<li>philadelphia Light,400gr</li>
<li>latte condensato (dolce),240gr</li>
<li>colla di pesce (gelatina in fogli),10gr (5 fogli)</li>
<li>panna liquida fresca,150gr</li>
</ul>
<p><em>Per la base:</em></p>
<ul>
<li>cioccolato fondente,120gr</li>
<li>burro,40gr</li>
<li>amaretti secchi(oppure digestive),120gr</li>
</ul>
<p> </p>
<p>Ridurre in briciole grossolane gli amaretti,fondere il cioccolato con il burro a bagnomaria(o al micro)e ,fuori dal fuoco,unirvi gli amaretti. Procurarsi uno stampo a cerniera da 20 cm e foderarne il fondo con della carta forno, oppure un anello di acciaio,adagiarlo sopra un disco di acetato (di diametro maggiore). In ambedue i casi,aggiungere internamente un anello di acetato alto quanto la forma stessa. Aiutera&#8217; a sformare senza danni. Versare il composto nello stampo,con una spatola stenderlo bene e compattare con qualcosa di spianato,per esempio un vassoietto. Trasferire in frigo e procedere con la farcia. Ammollare la gelatina in acqua fredda (10&#8242;). Preparare la crema: con la frusta elettrica mescolare bene il formaggio e il latte condensato. Aggiungere al caffè tiepido la gelatina,emulsionare bene e,continuando a frustare,aggiungerlo al composto cremoso. Montare la panna,non durissima,e aggiungerla delicatamente mescolando bene finchè tutto è completamente omogeneo. Riprendere lo stampo dal frigo,versarci dentro la crema,livellare la superficie e rimettere in frigo a solidificare.Occorreranno 5 ore. Al termine delle 5 ore tiralo fuori, spolverare con cacao amaro e sformare (se stampo a cerniera),trasferire sul piatto di presentazione e poi togliere delicatamente il cerchio di acetato. Per chi avesse optato per il cerchio in acciao: aiutandosi con il disco di acetato trasferire il dolce sul piatto di presentazione,levare l&#8217;anello di acciaio e delicatamente il cerchio di acetato. Completare la decorazione con una spolverata di cacao amaro e delle pastiglie di cioccolato fondente,coprire con una campana copri piatto e ritrasferire in frigo fino a 1/2ora prima di servire.</p>
<h3>Ciambellone castagne e caffè</h3>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<ul>
<li>stampo a ciambella 22 cm di diametro</li>
<li>250 g di zucchero</li>
<li>125 g di farina di castagne</li>
<li>125 g di farina 00</li>
<li>3 uova</li>
<li>130 g di olio di semi o di oliva</li>
<li>130 g di caffè espresso (amaro e freddo)</li>
<li>1 bustina di lievito</li>
<li>1 manciata di mandorle tostate e tritate grossolanamente</li>
<li>la buccia grattugiata di un&#8217;arancia</li>
<li>1/2 cucchiaino di fior di sale</li>
</ul>
<p>Montate le uova con lo zucchero fino a farle diventare spumose, aggiungete l&#8217;olio, il caffè&#8217;, l&#8217;acqua, la buccia d&#8217;arancia, il fior di sale, le farine setaccoate con il lievito ed infine le mandorle. Imburrate ed infarinate lo stampo, riempite con il composto e cuocete in forno già caldo a 180 gradi per 40 minuti.</p>
<h3>Panna cotta al caffè</h3>
<p><strong>Ingredienti per 8 persone:</strong></p>
<ul>
<li>800 cc di panna fresca</li>
<li>250 cc di latte intero</li>
<li>2 fogli di colla di pesce</li>
<li>200gr di zucchero</li>
<li>1 tazzina di caffè</li>
<li>cioccolato per la decorazione finale</li>
</ul>
<p>Mettere sul fuoco una pentola con la panna, il latte e lo zucchero; fare riscaldare ma non bollire. Spegnere il fuoco ed aggiungere la colla di pesce che avrete ammollato in acqua fredda e il caffè .Quando il tutto è tiepido mettere nei bicchierini, oppure negli stampini monoporzione. Mettere in frigo per alcune ore, quindi guarnire con la salsa al cioccolato.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Caffe’ della Stampa</title>
		<link>http://www.napolisotterranea.org/2011/11/il-caffe%e2%80%99-della-stampa/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 14:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I napoletani lo amano e sanno come prepararlo a regola d’arte. La tazzulella ‘e cafè fa parte delle irrinunciabili abitudini del napoletano. Il metodo tradizionale per fare un vero caffé napoletano richiede la macchinetta napoletana, appunto. La prima fu costruita nel lontano 1691 da Du Belloy. Tale rito casalingo veniva esaltato dal grande Eduardo in <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/il-caffe%e2%80%99-della-stampa/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I napoletani lo amano e sanno come prepararlo a regola d’arte.</p>
<p>La <em>tazzulella ‘e cafè</em> fa parte delle irrinunciabili abitudini del napoletano. Il metodo tradizionale per fare un <strong>vero caffé napoletano</strong> richiede la <strong>macchinetta napoletana</strong>, appunto.</p>
<p>La prima fu costruita nel lontano 1691 da Du Belloy. Tale rito casalingo veniva esaltato dal grande <strong>Eduardo</strong> in una scena di <strong>Questi fantasmi</strong>, quando spiega ad un dirimpettaio l’uso di questa tecnica e sottolineava:</p>
<blockquote><p>A noialtri napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone… Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffé, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani. Questa è una macchinetta per quattro tazze, ma se ne possono ricavare pure sei, e se le tazze sono piccole pure otto per gli amici… il caffé costa così caro&#8230;</p></blockquote>
<p><span id="more-112"></span>A <strong>Napoli</strong>, fino a tutto il 700,<strong> il caffé non ebbe gran successo</strong>. Notizie su questa bevanda circolavano nella città partenopea dai primi del 600, grazie al viaggiatore romano Retro Della Valle che ne parlò nella sua corrispondenza da Costantinopoli, o negli scritti della Scuola Medica Salernitana risalenti al XIV secolo. La vera e propria diffusione del caffé a Napoli avvenne solo nei <strong>primi anni dell’800</strong>, quando comparve la figura del <strong>Caffettiere ambulante</strong>. Questo, con i suoi due <em>tremmoni</em> (contenitori) pieni di caffè e di latte, girava per le strade alle prime luci dell’alba, insieme a un cesto con tazze e zucchero. Il famoso medico napoletano Giovan Battista Amati, intanto, affermava di aver ottenuto utili risultati a curare le malattie degli occhi con i vapori del caffè, mentre per Ippolito Cavalcanti duca di Buonvicino, il caffé era elemento indispensabile per chiudere tutti i pranzi importanti. Infine, nel 1845, il medico Gaetano Picardi, anch’egli appassionato consumatore, decise di scriverne una <strong>approfondita storia: Del Caffè</strong>. <strong>Racconto storico-medico.</strong> Per Charles Maurice de Talleyrand, nominato da Napoleone principe di Benevento un buon caffé doveva avere quattro qualità: <strong>nero come il diavolo, caldo come l’inferno, puro come un angelo e dolce come l’amore.</strong></p>
<p><strong>Noi del Caffe’ della Stampa siamo dei veri cultori del caffe’ e abbiamo scelto la qualita’ Passalaqua.</strong></p>
<p>Sempre più spesso una bibita al bar si riduce all’apertura di una lattina per una bevanda standardizzata e impersonale. Anche il caffè, che da sempre ha richiesto la professionalità di baristi esperti, è sempre più spesso affidato a macchine automatiche e persone improvvisate che si limitano a premere un bottone… per favore, in questo caso <strong>non chiamatelo caffè!</strong> Noi crediamo che preparare una <em>tazzulella &#8216;e cafè</em> al bar sia ancora un’<strong>arte che richiede amore e competenza</strong>.</p>
<p>Il segreto della bontà del caffè napoletano è l&#8217;acqua anche se la leggendaria <em>acqua del Serino</em> non sgorga più dai rubinetti delle rete idrica partenopea da moltissimi anni. Il caffè e’ un rito antropologico. Una liturgia sociale. In molte parti del mondo il caffè è invece un&#8217; <em>addiction</em>, una droga. Una bevanda gradevole da ingollare da soli, velocemente, prendendolo magari alla distributrice automatica dell&#8217;ufficio, con due obbiettivi: fare giusto un momento di pausa, e ricevere una dose di caffeina che consenta di tornare al lavoro più carichi ed efficienti. <strong>A Napoli no.</strong> <strong>A Napoli, il caffè è tutta un&#8217;altra cosa;</strong> è un induttore di socialità. E&#8217; il pretesto per fare due chiacchiere, per scambiarsi qualcosa; un <em>fattariello</em>, una confidenza, una battuta. Questa socialità poi si trasforma in <strong>antistress</strong>. A Napoli il caffè è un modo per ricordarsi che i piaceri della vita vanno condivisi: perché quando sono divisi-con qualcun altro, si moltiplicano. Si dice: le macchine per fare il caffè nei bar sono ormai standard: non c&#8217;è che da tirare due leve, e il gioco è fatto. OK: se fosse così, tutti i bar farebbero lo stesso caffè. E invece no: ogni napoletano possiede una mappa mentale aggiornatissima dei posti dove si fa un buon caffè, e di quelli sconsigliati.</p>
<p>Tra le nostre specialita&#8217; c&#8217;e&#8217; sicuramente il <strong>liquore al caffè</strong> e la <strong>crema calda di caffè</strong> (detta anche <em>caffe&#8217; greco</em>) di nostra produzione.</p>
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		<title>Leggende</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 14:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
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		<description><![CDATA[Dio è il Buono per definizione. E per eccellenza. Di conseguenza, tutte le cose buone (quelle buone davvero) non possono provenire che da Lui. A conferma di ciò, il caffè &#8211; il primo tra i piaceri della vita: per lo meno in ordine di tempo, dato che oltre un miliardo e mezzo di persone cominciano <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/leggende/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dio è il Buono per definizione. E per eccellenza.</p>
<p>Di conseguenza, tutte le cose buone (quelle buone davvero) non possono provenire che da Lui. A conferma di ciò, <strong>il caffè</strong> &#8211; il primo tra i piaceri della vita: per lo meno in ordine di tempo, dato che oltre un miliardo e mezzo di persone cominciano la loro giornata con una tazza di caffè &#8211; giunge direttamente dall&#8217;Altissimo.<span id="more-110"></span></p>
<p>Un bel giorno <strong>Allah</strong> si accorse che il suo Profeta, <strong>Maometto</strong>, si stava dolcemente appisolando. Con tutto quello che c&#8217;era da fare&#8230;Per svegliarlo senza però mortificarlo, Allah decise di inviargli un dono. Nella sua infinita spregiudicatezza, come <em>guaglione del bar</em> impiegò nientemeno che l&#8217;<strong>Arcangelo Gabriele</strong>. Gli fece indossare un grembiule bianco, gli mise in mano una tazza fumante contenente un liquido nero e bollente, e gli disse &#8220;Va&#8217;!&#8221;.Più che il frullare delle (arc)angeliche ali, fu il penetrante aroma che si sprigionava dalla sconosciuta bevanda a far aprire gli occhi a Maometto. Il profeta sorrise, tese la mano verso la tazza e disse: &#8220;Grazie Gabriè, non ti dovevi scomodare. Che cos&#8217;è?&#8221;<br />
&#8220;Si chiama <strong>kawah: caffè</strong> &#8211; rispose Gabriele, che si era preparato &#8211; &#8220;E&#8217; ardente come la roccia d&#8217;Arabia sotto il sole di mezzogiorno, secca come il vento del deserto, amara come il mirto&#8221;.<br />
&#8220;Mi dovesse fare male?&#8221;, chiese timidamente Maometto.<br />
&#8220;Al contrario: Allah ci ha proibito il vino, perché dà ebbrezza e sonnolenza, ma ci ha donato il caffè, che ci sveglia, e rende la mente chiara come il cielo stellato&#8221;.<br />
Da quel giorno, ogni qualvolta il sopore si impadroniva di lui, Maometto gli contrapponeva il sapore di un buon kawah.</p>
<p>I suoi discepoli ne seguirono naturalmente l&#8217;esempio, e così, arrivato in questo mondo direttamente dall&#8217;Alto, <strong>il caffè si diffuse dappertutto</strong>.<br />
Un&#8217;altra leggenda sulla nascita del caffè racconta che <strong>Kaldi</strong>, un pastore abissino, notò che le sue capre erano diventate più vivaci dopo aver mangiato le foglie e le bacche rosse di un arbusto che cresceva nelle vicinanze. Così, le raccolse, ne tostò i semi e li mescolò all&#8217;acqua bollente. Ne sortì una bevanda (<strong>il caffè Kaldi</strong>) gradevole e corroborante, che aiutava i monaci del vicino monastero a tenersi su durante le veglie di preghiera.<br />
La <strong>pianta del caffè</strong> sarebbe in effetti originaria dell&#8217;<strong>Abissinia</strong>, dove cresce tutt&#8217;oggi spontaneamente a 1.000-1.300 metri di altitudine. L&#8217;infuso ricavato da questa pianta sarebbe stato introdotto nello Yemen nel XIV secolo da un santo di Moka, e veniva impiegato (come dice la leggenda) a prolungare le veglie dei monaci sufi.<br />
Il caffè si diffuse rapidamente in tutto l&#8217;<strong>Oriente islamico</strong>: nel XV e nel XVI secolo in quei paesi esisteva già un bel numero di <em>case del kawah</em>, dei veri e propri Caffè ante litteram. Durante il Ramadan, il mese di digiuno rituale, i musulmani erano soliti riunirsi dopo il calar del sole in questi locali; dopo aver mangiato e bevuto a sazietà, cominciavano a bere caffè. Diventando così eccitati da provocare risse e schiamazzi.<br />
A questo punto le Autorità intervennero, decretando in molti casi la chiusura delle case del caffè, e vietando il consumo del nero liquido. Ma poiché ogni divieto, lungi dallo spegnerlo, esalta il desiderio, e stimola alla ribellione (si pensi agli anni del proibizionismo negli USA), questi provvedimenti fecero crescere il consumo di caffè, dando vita al fenomeno della borsa nera (si fosse trattato di latte, si sarebbe parlato di Borsa bianca?)<br />
Dal momento che siamo in argomento, vale la pena ricordare che oggi esistono due Borse (ufficiali) del crudo (cioè del caffè non ancora tostato): quella di <strong>New York</strong> per la varietà Arabica, e quella di <strong>Londra</strong> per il Robusta.<br />
Ma torniamo a noi. In <strong>Europa</strong> il caffè si dice che ce l&#8217;abbiano portato i Turchi. Non per offrirlo a noi europei; e nemmeno per vendercelo. Se l&#8217;erano portato appresso per uso personale: per degustarlo nelle pause del famoso <strong>Assedio di Vienna</strong> del 1683.<br />
Ma le cose non andarono secondo i loro voti: messi in fuga dall&#8217;armata del Re di Polonia Giovanni Sobieski, giunto infine in aiuto degli assediati, i turchi lasciarono dietro di sé ben <strong>500 sacchi pieni di caffè</strong>.<br />
I vincitori guardarono quei chicchi neri con sospetto; prima li presero per foraggio per cammelli, poi &#8211; con cautela &#8211; li assaggiarono. Erano duri e croccanti, e avevano un sapore strano, però gradevole. Visto che non facevano male, li schiacciarono, e poi li mescolarono con dell&#8217;acqua calda portata ad ebollizione.<br />
Ne venne fuori un liquido nero e amarissimo. Provarono allora ad addolcirlo col miele, col latte e con la panna, dando vita ad un rudimentale precursore del cappuccino.<br />
<strong>Questa storia è troppo bella per essere falsa, ma probabilmente lo è.</strong></p>
<p>E&#8217; assai più probabile che il caffè sia giunto in Europa comodamente stivato nelle navi dei <strong>mercanti veneziani</strong> che intrattenevano rapporti d&#8217;affari con l&#8217;Oriente. Vicino, medio o estremo che fosse.<br />
Comunque siano andate le cose, quel che è certo è che nel 1640 nella città di San Marco il caffè veniva comunemente servito &#8211; lo affermano le cronache del tempo &#8211; nelle botteghe dei barbieri.<br />
Ma il caffè era troppo richiesto per restarsene fermo. Continuò infatti a muoversi insieme ai suoi consumatori, che se lo portavano dietro, e lo coltivavano in tutti i luoghi in cui le condizioni climatiche lo permettevano. Dall&#8217;<strong>Oriente</strong> in <strong>Europa</strong>, e di qui in <strong>Asia</strong>, per passare poi in <strong>America</strong>; gli Olandesi lo diffusero prima a Giava (1699) e poi nella Guiana (1714). Nel 1727 il caffè giunse finalmente in <strong>Brasile</strong>, terra in cui avrebbe trovato condizioni così favorevoli, da sentirsi finalmente a casa. <strong>Il Brasile è oggi il maggior produttore di caffè del mondo.</strong></p>
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		<title>Breve storia del caffe’</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 14:28:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Portare alle labbra una tazza di caffè fumante è un gesto comune in buona parte del mondo, ma pochi si saranno posti domande sull&#8217;origine della bevanda, la sua storia, il suo significato sociale. Sulle sue origini vi sono molte leggende. Tutti conoscono quella proveniente dal Monastero Chehodet nello Yemen, secondo la quale uno dei monaci, <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/breve-storia-del-caffe%e2%80%99/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Portare alle labbra una tazza di <strong>caffè fumante</strong> è un gesto comune in buona parte del mondo, ma pochi si saranno posti domande sull&#8217;<strong>origine</strong> della bevanda, la sua <strong>storia</strong>, il suo <strong>significato sociale</strong>.<br />
Sulle sue origini vi sono molte <strong>leggende</strong>. Tutti conoscono quella proveniente dal Monastero Chehodet nello Yemen, secondo la quale uno dei monaci, avendo saputo da un pastore di nome Kaldi che le sue capre ed i suoi cammelli si mantenevano &#8220;vivaci&#8221; anche di notte se mangiavano certe bacche, preparò con queste una bevanda nell&#8217; intento di restare sveglio per poter pregare più a lungo. Ulteriori leggende fanno risalire le origini del caffè gli altipiani dell&#8217;Abissinia, dove,pare, siano le sue vere origini. Comunque sia, i resoconti di parecchi viaggiatori testimoniano che l&#8217;uso del caffè fosse diffusissimo in tutto l&#8217;Oriente Islamico alla fine del XVI secolo.</p>
<p>Il caffè è una bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali. Il caffè è un <strong>arbusto</strong> che nelle piantagioni non supera i due metri e mezzo ma che può arrivare anche a 8-10 metri di altezza. Fa parte della famiglia delle <strong>Rubiacee</strong>. Sebbene all&#8217;interno del genere Coffea siano identificate e descritte oltre <strong>100 specie</strong>, quelle <strong>coltivate su grande scala sono tre</strong>.</p>
<ol>
<li>Arabica</li>
<li>Robusta</li>
<li>Liberica</li>
</ol>
<p><strong><span id="more-108"></span>In genere si considera più pregiato il caffè Arabica.</strong> In parte lo è, perché in tazza è più <strong>aromatico</strong>, più <strong>dolce</strong> e certamente più <strong>delicato</strong> ma il <strong>Robusta</strong> è apprezzato perché dà alla tazzina <strong>maggiore corpo</strong>, <strong>crema</strong> e <strong>schiuma</strong>.<br />
Le variabili per definire una migliore o minore qualità sono tuttavia tantissime e spesso alcuni tipi di caffè Robusta sono molto più pregiati (e costosi) dei caffè Arabica.</p>
<p>Cosa definisce dunque qualità?</p>
<ol>
<li>La zona di produzione</li>
<li>Il sistema di raccolta</li>
<li>I sistemi di trattamento dopo la raccolta</li>
<li>Il luogo e il sistema di stoccaggio</li>
</ol>
<p>La parola araba <em>qahwa</em> in origine, identificava una bevanda prodotta dal succo estratto da alcuni semi che provocava effetti eccitanti e stimolanti. Oggi questa parola indica, in arabo, precisamente il caffè. Dal termine &#8220;qahwa&#8221; si passò alla parola turca <em>Kahve</em>, parola riportata in italiano con <strong>caffè</strong>.</p>
<p>Pellegrino Artusi (scrittore e gastronomo italiano), nel suo celebre manuale, sostiene che il miglior caffè sia quello di <strong>Mocha</strong> (città nello <strong>Yemen</strong>), e che questo sarebbe l&#8217;indizio per individuarne il luogo d&#8217;origine.</p>
<p>Per non diffondere il segreto di una pianta considerata magica e preziosa, gli arabi all&#8217;inizio non ne favorirono, anzi ne proibirono l&#8217;esportazione, anche perchè in Arabia fino al 1400 i grani di caffè oltre che come bevanda, venivano utilizzati da alcuni medici con finalità curative. Col tempo però la sua propagazione passò da un convento musulmano all&#8217;altro, fino a conquistare l&#8217;intero mondo arabo.</p>
<p>Il caffè fece la sua comparsa in occidente nella seconda metà del seicento: gli studiosi ne hanno fissato l&#8217;ingresso ufficiale nell&#8217;anno della sconfitta e cacciata dei turchi che assediavano la città di Vienna. Dopo la cacciata degli Ottomani, nei loro accampamenti, furono trovati dei sacchi pieni di strani chicchi scuri che nessuno aveva mai visto e che soprattutto nessuno sapeva utilizzare. Fu un certo Kolschitzky, un polacco che aveva vissuto a lungo in Turchia, a farsi consegnare i sacchi e ad aprire subito una bottega del caffè dove serviva ai Viennesi una bevanda nera ed amara, che però sulle prime non venne apprezzata. Ma Kolschitzky non si perse d&#8217;animo: mescolò caffè con miele e latte, ottenendo una bevanda molto simile al cappuccino di oggi. Il successo fu immediato e così nacque il primo caffè del mondo europeo che fu chiamato <em>la bottiglia blu</em>: fu il primo trionfo per il caffè nell&#8217;occidentale.</p>
<p>Per i suoi rapporti commerciali in Vicino Oriente, <strong>Venezia</strong> fu la prima a far uso del caffè in Italia. Il merito di averlo introdotto in Italia spetta al padovano Prospero Alpino, noto botanico e medico, che ne portò alcuni sacchi dall&#8217;Oriente, ma le prime botteghe del caffè furono aperte solo nel 1645. Anche in Italia, come in altri paesi, l&#8217;introduzione del caffè si scontrò col parere di alcuni esponenti della <strong>Chiesa</strong>, tanto che alcuni fanatici cristiani incitarono il Papa Clemente VIII ad interdire la <em>bevanda del diavolo</em> ai fedeli. Ma il Papa, assaggiatane una tazza, non fu contrario al suo uso. Grazie all&#8217;approvazione e alla benedizione papale, il caffè moltiplicò i suoi successi.</p>
<p><strong>I caffè</strong> (intesi come circoli e bar) divennero presto luoghi di nascita e diffusione di idee liberali, e furono frequentati da <strong>letterati</strong>, <strong>politici</strong> e <strong>filosofi</strong>, diffondendone l&#8217;uso in tutta Europa. Nel 1670 aprì il primo caffè a <strong>Berlino</strong> e nel 1686 a <strong>Parigi</strong>. Fu Carlo Linneo, botanico svedese a proporre per primo il genere Coffea nel 1737.</p>
<p>Nella seconda metà del XVIII secolo estese piantagioni prosperavano in gran parte dei paesi dei tropici, con un evidente primato della Francia, che ben seppe sfruttare la pianta nelle proprie colonie. Furono gli inglesi ad alimentare il mercato europeo per diversi anni, finchè l&#8217;entusiasmo verso la bevanda da parte di quel popolo non si attenuò. Dall&#8217;Arabia e dai paesi africani ad essa limitrofi, grazie agli olandesi, <strong>francesi</strong>, <strong>inglesi</strong> e poi agli <strong>spagnoli</strong> e <strong>portoghesi</strong>, presto le coltivazioni invasero tutta la fascia tropicale asiatica, le terre dell&#8217;arcipelago, per estendersi anche ai paesi continentali dell&#8217;America latina. Dall&#8217;inizio degli anni &#8217;30, per circa tre lustri, si dovette provvedere alla distruzione di 77 milioni di sacchi da 60 chili, poiche l&#8217; immagazzinamento richiese il sostenimento di oneri non indifferenti. Furono quelli gli anni in cui i paesi africani, produttori di caffè poterono immettere sul mercato il loro prodotto a prezzi concorrenziali, in quanto l&#8217;ammontare della loro produzione non richiedeva immagazzinamento, non avendo essa esubero.</p>
<p>Secondo le statistiche riportate dall’ International Coffee Organization (ICO), i maggiori produttori mondiali sono, nell&#8217;ordine, il <strong>Brasile</strong>, il <strong>Vietnam</strong>, la <strong>Colombia</strong> e l&#8217;<strong>Indonesia</strong>. Seguono, con ordine variabile secondo le annate, <strong>Messico</strong>, <strong>Guatemala</strong>, <strong>Honduras</strong>, <strong>Perù</strong>, <strong>Etiopia</strong>, <strong>India</strong>, <strong>Ecuador</strong>.</p>
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		<title>Piazza San Gaetano</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 16:05:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Napoli Sotterranea]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza San Gaetano]]></category>
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		<description><![CDATA[Attraversando vico Cinquesanti, che  taglia, per un tratto, una parte dell&#8217;antico teatro romano dove si esibivano imperatori come Claudio e Nerone, si entra nella piazza intitolata a uno dei 54 santi patroni di Napoli, San Gaetano, la cui statua si eleva al di sopra di un plinto. Il piedistallo che attualmente sorregge la statua fu, <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/piazza-san-gaetano/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attraversando <strong>vico Cinquesanti</strong>, che  taglia, per un tratto, una parte dell&#8217;antico teatro romano dove si esibivano imperatori come Claudio e Nerone, si entra nella piazza intitolata a uno dei 54 santi patroni di Napoli, <strong>San Gaetano</strong>, la cui statua si eleva al di sopra di un plinto.</p>
<p>Il piedistallo che attualmente sorregge la statua fu, in realtà, progettato nel XVII secolo per una guglia (simile a quella sita in piazzetta Sisto Riario Sforza), che bilanciasse la spazialità della piazza.<span id="more-152"></span></p>
<p>L&#8217;enorme mole della <strong>Basilica di san Paolo Maggiore</strong>, edificata sui resti di quello che un tempo fu il tempio dei Dioscuri e la <strong>Basilica di san Lorenzo Maggiore </strong>che per il deambulatorio che attraversa l&#8217;abside risulta essere una delle chiese più gotiche d&#8217;Italia, sono le presenze religiose che oggi danno un tono sacro ad uno spazio urbano nato per fini commerciali: nella Neapolis greca era una agorà.</p>
<p>Subito dopo l&#8217;enorme campanile che si scorge di fianco, c&#8217;è la <strong>via di San Gregorio Armeno </strong>un tempo conosciuta come la via degli Augustali, oggi invece come la &#8220;via dei pastori&#8221; per le numerose botteghe artigianale di questo genere.</p>
<p>Tornati in piazza, ci si ritrova in <strong>via dei Tribunali</strong>, un tempo il decumano maggiore della Napoli greco-romana. Lungo questa strada si trova la Basilica di San Paolo Maggiore,accanto ad essa c&#8217;è il nostro ingresso. Noterete infatti un vicolo cieco, lungo il quale ci sono delle bandiere bianche e blu di segnalazione, che termina con il nostro ingresso.</p>
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		<title>Studiare l&#039;Italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 16:08:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Napoli è una città speciale per apprendere l&#8217;italiano perche offre la possibilità di entrare in contatto con una cultura antica ancora viva e nitida a cui si aggiunge una sperimentazione artistica e culturale contemporanea unica in Italia. A tale ricchezza culturale corrisponde l&#8217;impareggiabile bellezza naturale del golfo che si estende alle falde del più seducente <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/studiare-litaliano/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli è una città speciale per apprendere l&#8217;italiano perche offre la possibilità di <strong>entrare in contatto con una cultura antica ancora viva e nitida</strong> a cui si aggiunge una sperimentazione artistica e culturale contemporanea unica in Italia.</p>
<p>A tale ricchezza culturale corrisponde l&#8217;impareggiabile bellezza naturale del golfo che si estende alle falde del più seducente vulcano attivo della terra, l&#8217;architettura intricata dei vicoli pulsanti di colori, suoni e profumi, <strong>il mistero di un sottosuolo poroso di cavità e cunicoli formatosi attraverso secoli di scavi e stratificazioni edilizie.</strong></p>
<p>A Napoli non solo si possono visitare importanti siti archeologici, musei e catacombe ma anche scoprire la vitalità notturna del centro storico pieno di locali e brulicante di giovani, assaggiare le specialità gastronomiche e partecipare alle numerose iniziative culturali che vengono promosse.</p>
<p>Napoli rappresenta inoltre una delle più economiche città italiane.</p>
<p><strong>Accanto ai corsi organizziamo itinerari guidati attraverso musei, chiese, scavi e passaggi sotterranei della città di Napoli.<br />
I costi delle visite guidate sono compresi nei prezzi dei corsi.<span id="more-158"></span></strong></p>
<h3>Corsi e modalità</h3>
<h4>Scuola</h4>
<p>E&#8217; situata al centro della città vicina ai principali mezzi di trasporto: stazionamento degli autobus, metropolitana, stazione Circumvesuviana, tram, stazione taxi e stazione ferroviaria centrale.</p>
<p>Le classi sono ampie e luminose con una bella vista sulle due torri cilindriche di <em>Porta Nolana</em>, rispettivamente la torre della Fede e la torre della Speranza, è questa una delle sette antiche porte di accesso alla città risalenti al XV secolo.</p>
<p>Varcando Porta Nolana siamo già su <em>Spaccanapoli</em>, la vecchia strada che divide la città antica in due e che attraversa tutto il centro storico, passando per la zona universitaria, ricca di chiese dal grande valore artistico e ricca di monumenti.</p>
<p>A piedi si possono raggiungere <em>Piazza San Domenico Maggiore</em> e <em>Piazza del Gesù</em>, il chiostro di <em>Santa Chara</em> o la cattedrale del<strong> Duomo</strong>, con la sua preziosa<strong> Cappella del Tesoro di San Gennaro</strong>, dove viene ancora conservato il sangue del santo.</p>
<h4>Didattica</h4>
<p>L&#8217;insegnamento delle lingue viene praticato in un ambiente che sfrutta l&#8217;utilizzo dei mezzi di comunicazione audiovisivi e multimediali allo scopo di permettere l&#8217;apprendimento dei più svariati registri comunicativi.</p>
<p><strong>Viene applicata la strategia didattica dell&#8217;apprendere facendo</strong>, che facilita e al contempo rende più efficace l&#8217;acquisizione. Si dà ampio spazio alle attività ludico-didattiche poiche favoriscono la caduta delle barriere psicologiche emettono a proprio agio l&#8217;allievo.</p>
<p><strong>l corsi sono strutturati nella forma del laboratorio </strong>in cui lo studente partecipa attivamente ai processi di regia della propria formazione sotto la guida di docenti altamente esperti e qualificati. l banchi individuali sono sostituiti con tavoli riunione collettivi che facilitano la socializzazione e il confronto degli allievi nelle varie fasi dell&#8217;apprendimento.</p>
<p>l materiali didattici utilizzati vengono scientificamente e variamente selezionati ma anche prodotti direttamente dalla scuola.</p>
<h4>Frequenza</h4>
<p>I corsi sono intensivi; sono possibili anche lezioni individuali.<br />
La frequenza al corso dura dal lunedì al venerdì.</p>
<h4>Costi</h4>
<p>I prezzi indicati comprendono le spese di iscrizione, i libri e i materiali didattici.</p>
<p><strong>Corso di 2 settimane:</strong><br />
40 ore, ogni lezione 4:00 a ora, costo complessivo <strong>220,00 euro</strong></p>
<p><strong>Corso di 4 settimane:</strong><br />
80 ore, ogni lezione 4:00 a ora, costo complessivo<strong> 420,00 euro</strong></p>
<p><strong>Lezioni individuali:</strong><br />
costo di un&#8217;ora di lezione <strong>25,00 euro</strong></p>
<h4>Note</h4>
<p>Ciascun corso deve contenere almeno 5 studenti.<br />
In caso di gruppo (minimo 5 studenti) si può concordare la data di inizio.<br />
Si prega di contattarci per ulteriori informazioni.</p>
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		<title>Corsi di musica Napoletana</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 16:17:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Conoscete voi il paese dove fioriscono le contraddizioni? Questo luogo ha un nome: Napoli, un paradiso abitato da diavoli. Diavoli in cui alberga ogni sentimento e l’esatta antitesi, e, contemporaneamente, uomini il cui comportamento risulterà sempre imprevedibile ed il loro animo imperscrutabile. Tale è la ragione per cui questa città non può essere spiegata: deve <a class="more-link" href="http://www.napolisotterranea.org/2011/11/corsi-di-musica-napoletana/">Leggi il resto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conoscete voi il paese dove fioriscono le contraddizioni? Questo luogo ha un nome: Napoli, un paradiso abitato da diavoli.<br />
Diavoli in cui alberga ogni sentimento e l’esatta antitesi, e, contemporaneamente, uomini il cui comportamento risulterà sempre imprevedibile ed il loro animo imperscrutabile.</p>
<p>Tale è la ragione per cui questa città non può essere spiegata: deve essere vissuta. Forse l’unico mezzo che è in grado di esprimere lo spirito magico che aleggia sulla città e su coloro che anche temporaneamente vi si trovano a vivere è la musica; la famosa <strong>Musica Napoletana</strong> che ha influenzato l’intera storia artistica occidentale con le sue melodie e le atmosfere da essa evocate.</p>
<p>Una musica che presenta le stesse caratteristiche della città: senza una vera e propria demarcazione tra aspetti colti e popolari, sacri e profani, sembra nascere dalle viscere della terra per librarsi alta nel cielo, per poi precipitare di nuovo al suolo in virtù di quello scetticismo che pervade l’animo di questa terra e dei suoi abitanti, per poi lasciarsi riaccogliere nel seno della madre –la mitica Gea- nella coscienza della caducità di ogni forma di esistenza.<span id="more-172"></span></p>
<p>È questa, forse, la ragione per cui il suo patrimonio artistico incommensurabile non è mai stato adeguatamente valorizzato, di volta in volta privato di vita dalle riproposizioni di stampo accademico o reso sguaiato e volgare dalla plebe che ha sempre infestato anche la vita civile di questa città.</p>
<p>Ecco perchè si è voluto affrontare questa complessa problematica con uno spirito nuovo: un approccio filologico che non si limita allo studio dei segni o delle strutturazioni musicali, ma che ne analizza anche le modalità esecutive in relazione con le esigenze estetiche dei moderni ascoltatori. Un approccio metodologico che è iniziato da molti anni e che si avvale della collaborazione di valenti musicisti, esperti della cultura e del costume napoletano, di filologi in ambito letterario e musicale.<br />
I risultati di questa ricerca sono in via di pubblicazione e di diffusione, ma si è unanimemente riconosciuto –proprio in relazione alla ineffabilità dell’atmosfera che si vive nella città- la possibilità di strutturare alcuni stage di intensiva full immersion nella realtà espressiva del patrimonio musicale partenopeo.</p>
<h3>Descrizione e strutturazione degli stages</h3>
<p>L’aspetto caratterizzante della proposta consiste nell’assoluto rigore scientifico dell’approccio alle problematiche connesse alla canzone napoletana e dall’offerta formativa intesa in chiave assolutamente interattiva. In tale ottica non ci si limiterà ad uno studio filologico delle tradizioni musicali e linguistiche, ma le si contestualizzerà in quegli ambiti e quegli scenari da cui è scaturita o si è vivificata la musica partenopea considerando la partecipazione attiva dei singoli alle problematiche affrontate come caratteristica essenziale dell’apprendimento; per questa ragione la verifica dell’apprendimento acquisito, anche in chiave spettacolare, rappresenterà un momento essenziale del seminario.</p>
<p>Lo stage in oggetto costituisce il primo livello di approccio alla tradizione musicale napoletana per cui è aperto a tutti coloro –musicisti e non- che siano interessati alla fruizione globale di questo genere artistico, quindi sia per quanto ne concerne l’ascolto che l’esecuzione.</p>
<p><strong>La partecipazione è limitata a n° 20 partecipanti</strong> per la durata di n°4 giorni total immersion.<br />
Lo stage si concluderà con una esibizione a 40 mt. di profondità, nelle suggestive cavità della Napoli sotterranea.<br />
Per tutta la durata del corso i partecipanti saranno accompagnati da personale di ns. fiducia al fine di far trascorrere in tutta tranquillità il loro soggiorno napoletano.</p>
<h3>Strutturazione:</h3>
<ol>
<li>n° 2 itinerari nei luoghi più caratteristici della città di Napoli per coglierne le atmosfere, i suoni, le grida, i rumori</li>
<li>n° 2 degustazioni di aromi, cibi e bevande propri del folklore napoletano</li>
<li>n° 1 escursioni nei luoghi descritti nei testi delle canzoni napoletane</li>
<li>n° 2 ore di lezione su scrittura, lettura, accenti ed intonazione della lingua napoletana anche attraverso l&#8217;ascolto guidato di poesie napoletane</li>
<li>n° 2 ore di lezione sulla storia della città di Napoli</li>
<li>n° 2 ore di lezione di storia degli usi e costumi partenopei</li>
<li>n° 2 ore di lezione di storia della canzone napoletana</li>
<li>n° 8 ore di lezione interattiva sulla pratica del canto napoletano con approfondimenti sulle armonie e gli accompagnamenti delle canzoni napoletane, sugli strumenti tradizionali e sulle problematiche vocali nel canto napoletano</li>
<li>n° 3 ore di ascolto di registrazioni storiche inerenti il patrimonio musicale colto e popolare partenopeo</li>
<li>n° 2 esecuzione musicale dal vivo di canzoni e melodie napoletane secondo criteri filologicamente definiti</li>
<li>n° 1 verifica finale degli apprendimenti conseguiti con la pubblica partecipazione dei partecipanti</li>
</ol>
<h3>Costo di partecipazione:</h3>
<ul>
<li>980,00 per partecipante e per gruppi di 10 persone</li>
<li>766,00 per partecipante e per gruppi di 15 persone</li>
<li>650,00 per partecipante e per gruppi di 20 persone</li>
</ul>
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