Il teatro greco-romano

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Il teatro nascosto, all’improvviso spunta da un “basso”. Papino Stazio in una lettera alla moglie esalta i templi e una grande piazza porticata, forse l’area del Foro e fa esplicito riferimento a due grandi teatri nella città, quello all’aperto e quello al coperto, ubicati nell aparte superiore del Foro, alle spalle dell’area sacra del tempio dei Dioscuri. A testimoniare tale presenza basta percorrere via Anticaglia dove si possono vedere due massicce arcate che in epoca romana erano strutture di rinforzo dell’esterno del teatro.Scendendo nel sottosuolo si potranno ammirare altre meraviglie e, armati da un po’ di immaginazione, si potrà capire la grandezza di questo teatro, tra i più importanti e ampi del tempo,grazie all’impegno professionale di Enzo Albertini che ha riscoperto e valorizzato quanto oggi e’ possibile ammirare. Persino Nerone volle esibirsi qui, presentando le opere da lui composte nella città, l’unica rimasta di lingua e di cultura greca. Gli scrittori antichi raccontano che assoldò spettatori compiacenti tra la plebe per farsi applaudire, e nemmeno un terremoto fece interrompere il suo canto.

Dalla bottega di un falegname ecco rispuntare una parte del teatro di NERONE. Nel cuore di Napoli,  in Vico Cinquesanti, appena a ridosso dell’ agorà,  del foro(oggi Piazza San Gaetano) , dove fino a qualche tempo fa c’era la bottega di un falegname adesso e’ possibile visitare un sito di grande fascino, un altro frammento del teatro romano. Nello spazio ristretto di 150 mt quadrati, ma dalla considerevole altezza di 12, c’è quel che resta della “summa cavea”,ovvero l’anello superiore della gradinata di quel teatro dove nel 64 d.c. si esibiva Nerone. All’interno è stata allestita anche un’esposizione presepiale con 30 scarabattoli del 1700. Infatti nel ’700 il presepio Napoletano visse la sua stagione d’oro. Usci’ dalle chiese dove era stato oggetto di devozione religiosa, per entrare nelle case dell’aristocrazia e divenire oggetto di un culto ben piu’ frivolo e mondano. Il re Carlo III aveva una vera passione, così tanto da partecipare personalmente e coinvolgere famiglie e corte nella realizzazione e vestizione di pastori e nel montaggio dell’enorme presepe del Palazzo Reale. Il Presepe assume una sua configurazione ben precisa: le figure sone realizzatecon manichini in filo metallico ricoperto di stoppa, le teste e gli arti sono il legno dipinto, che poi sarà gradualmente sostituito dalla terracotta policroma. Erano figurati in ogni modo gli episodi narrativi evangelici, la nascita nella grotta-stalla (con l’influsso pre-romantico essa diventerà una capanna appoggiata ai ruderi di un antico tempio, allegoria non tanto velata al crollo del paganesimo) con la Madonna seduta su di un sasso e San Giuseppe in piedi. Le scene presepiali si snodano tra ruderi di muratura Romana all’ombra del Opus Compositum, quello originale però, tentando e riuscendo in una sinergia assoluta, ad unire passato e presente che si incontrano e fluiscono l’uno nell’altro in perfetta sintonia con la storia del centro storico della città, dove allo strato greco si è sovrapposto il romano, pi quello medievale fino ad arrivare all’ultimo che risale al 1600. Infatti i lnesso tra la scenografia del Presepe allestito tra resti romani e la Summa Cavea è proprio la muratura, il famoso opus Compositum. Lo spettatore si ritroverà ad ammirare in miniatura resti romani all’ombra di quelli originali del teatro.

Summa CaveaSumma Cavea