malocchio caffè

Il caffè e il malocchio a Napoli:

I Napoletani, sicuramente hanno il primato per il largo consumo che fanno di caffè e per i diversi modi in cui lo preparano.
La ” tazzulella ‘e cafè ” fa parte delle irrinunciabili abitudini del napoletano: è la pausa di lavoro, la prima cosa che si offre ad un ospite, il miglior modo per terminare un buon pranzo, il risveglio del mattino. Il brand Malocchio Caffè nasce dall’esigenza di legare due importanti aspetti antropologici del popolo partenopeo: il rito del caffè e l’essere oltremodo superstiziosi. Erano gli inizi del 1600 e, in ogni porto e in ogni mercato italiano, arrivavano chicchi di caffè da ogni parte del mondo. Eppure, a Napoli, dove oggi lo consideriamo un rito, il caffè arrivò molto in ritardo. Napoli, infatti, iniziò ad apprezzare l’amara bevanda solo agli inizi dell”800. Fu solo allora che la città si arricchì delle colorite grida di caffettieri ambulanti. Queste figure, ormai scomparse, percorrevano la città in lungo e in largo muniti di due recipienti, uno pieno di caffè e l’altro di latte, e di un cesto con tazze e zucchero. I caffettieri, oltre a fornire una colazione veloce ai napoletani più affrettati, urlavano ogni giorno il nome del santo che si festeggiava, in modo che i più sbadati ricordassero anche di fare gli auguri ad amici e parenti. Oggi non ci sono più gli ambulanti, ma il caffè, come duecento anni fa, serve ancora a consolidare legami. Qualunque amico, conoscente, parente o, perchè no, uno sconosciuto appena incontrato, a Napoli, ti chiede:“ti posso offrire un caffè?”; o quando nel caos degli impegni vogliamo ancora cercare una conversazione tranquilla diciamo:“prendiamo un caffè?”; e quando qualcuno chiede aiuto, consiglio o parere, prima di ogni altra cosa, gli viene proposto:“ti faccio un caffè?”. E poi ci sono quelli che vivono una tazzina di caffè come un incontro, tranquillo e pacato, con se stessi. Come diceva Eduardo:“Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani.” A questa tradizione, un vero e proprio rito, un’abitudine irrinunciabile, quella della tazzina di caffè abbiamo voluto associare quella degli “scongiuri”contro la cattiva sorte. Già in epoca romana la nostra terra riconduceva a storie mitologiche, con la presenza di luoghi carichi di energia e suggestione come la la Solfatara, l’Antro della Sibilla a Cuma e lo stesso Vesuvio. Durante la dominazione romana, Napoli ha conservato il proprio legame con la superstizione, istituzionalizzando addirittura pratiche magiche che ancora oggi vengono largamente usate. Così gli spiriti dei defunti sono stati associati ai santi, il male è scongiurato o allontanato con frasi, gesti e parole. Il concetto di superstizione è molto diffuso nella mentalità napoletana; ciondoli portafortuna sono diffusi almeno quanto i crocifissi e lo stesso napoletano che si fa il segno della croce quando passa davanti a una chiesa farà anche il gesto delle corna per allontanare il malocchio e la sfortuna.
E’ proprio su quest’ultimo che ci vogliamo soffermare e vedere quanto influisce la superstizione sulla vita dei napoletani.Il malocchio a Napoli viene chiamato “jettatura”, dal verbo “gettare”, riferito appunto all’idea che una persona invidiosa emanando energia negativa attraverso lo sguardo “lanci” qualcosa sul malcapitato. I napoletani credono con particolare fervore al malocchio , conosciuto anche come “l’uocchie”. Da sempre si crede dunque al potere dello sguardo capace di effetti negativi che vanno dal classico mal di testa procurato a più gravi danni materiali o spirituali. Per neutralizzare il malocchio, i napoletani usano diversi amuleti o svolgono determinati riti.
L’amuleto più diffuso è il corno, di colore rosso, che si ritiene dotato di poteri perché rappresenta il toro e la sua potenza sessuale. Oggi il Malocchio Caffè deriva da un’attenta selezione tra le migliori qualità di caffè provenienti dalle più prestigiose piantagioni di tutto il mondo. Lo tostiamo lentamente con la legna migliore e poi lo raffreddiamo nelle nostre cavità, per ottenere un prodotto dal carattere inconfondibile.

Coltivazione del Malocchio Caffè negli Orti Ipogei

La coltivazione biologica del Malocchio Caffè nel sottosuolo é in fase sperimentale ed essa avviene in serre con clima controllato a 40 metri di profondità per garantire la migliore la qualità di prodotto. La pianta del caffè, La Coffea, pianta originaria dell’Etiopia, appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, necessiterebbe di piogge regolari e temperature mai al di sotto dei 15°C. L’ottimale sarebbe una temperatura intorno ai 18°C. E’ una pianta che ama l’umidità. Teme il sole diretto che altrimenti farebbe bruciare le sue foglie. Nel sottosuolo queste condizioni vengono garantite negli Orti Ipogei, il progetto scientifico che Napoli Sotterranea conduce ormai da diversi anni e che ha come obiettivo primario quello della eco-sotenibilità per garantire una valida alternativa nel campo della coltivazione, con zero spreco di acqua e totale assenza di prodotti chimici o pesticidi. La temperatura costante, l’alto tasso di umidità e l’assenza di luce solare diretta, sostituita da lampade speciali, che a breve verranno alimentate da pannelli solari, e che consentono alle piante di portare a termine tutti i cicli biologici, come la fotosintesi ad esempio, garantiscono alla Coffea tutte le condizioni ottimali per la sua coltivazione.